Informazioni su “L’Ultima Cena”: il capolavoro milanese di Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci dipinse “L’Ultima Cena” per la sala da pranzo di un duca tra il 1495 - 1498, utilizzando una tecnica che ne causò il deterioramento quasi immediatamente. L’opera è sopravvissuta a un bombardamento, a secoli di abbandono e a uno dei restauri più lunghi mai intrapresi su una singola opera d’arte. Questa pagina illustra tale storia, non le informazioni pratiche relative alla visita, come gli orari di apertura o le modalità di prenotazione.
Perché “L’Ultima Cena” è ancora importante
Uno dei dipinti più riprodotti al mondo, realizzato da Leonardo da Vinci tra il 1495 - 1498 per il duca Ludovico Sforza.
Coglie un singolo istante drammatico: il momento in cui Gesù annuncia ai dodici apostoli che uno di loro lo tradirà.
Leonardo lo dipinse a tempera su intonaco asciutto anziché a vero affresco, una scelta che gli permise di lavorare con calma e di apportare modifiche, ma che fece sì che la pittura iniziasse a sfaldarsi già quando era ancora in vita.
È sopravvissuto a un bombardamento alleato del 15 agosto 1943 che distrusse gran parte del refettorio che lo circondava; la parete su cui era appeso il dipinto era protetta da sacchi di sabbia.
È stata sottoposta a un restauro tecnico durato 21 anni, completato nel 1999, che ha permesso di rimuovere secoli di ritocchi pittorici e di stabilizzare ciò che restava della superficie originale.
Condivide il refettorio con un secondo affresco, meno famoso: la “Crocifissione” di Donato Montorfano, dipinta sulla parete opposta negli stessi anni.
Fa parte di un sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO dal 1980, insieme alla chiesa e al convento domenicano di Santa Maria delle Grazie che lo ospita.
L’incarico di un duca, una strategia destinata al fallimento
All’interno del refettorio di Santa Maria delle Grazie
Come è sopravvissuto il dipinto
Sei pronto a vedere “L’Ultima Cena”?
A sei secoli dalla commissione di Ludovico Sforza, l’affresco di Leonardo è ancora oggi uno dei luoghi più difficili da visitare a Milano, proprio perché il numero di visitatori ammessi contemporaneamente è molto limitato. Qualunque sia l’aspetto della sua storia che vi abbia portato qui, dai sacchi di sabbia che lo hanno salvato ai 21 anni dedicati al suo restauro, vale la pena organizzare la visita in modo da poter ammirare l’opera dal vivo.
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